Cantina Sociale Sette Colli

Da bambino mi affascinavano le botteghe, le attività storiche, le piccole realtà che facevano battere il cuore del mio paese. Mi fermavo davanti alle vetrine impolverate dei negozi, osservavo in silenzio i gesti dei falegnami, il ritmo dei panettieri all’alba, i contadini nei campi, mi sembrava che ci fosse qualcosa di sacro in quei gesti ripetuti, nelle mani segnate dal tempo, nei sorrisi schietti, nel silenzio pieno di significato che circondava chi lavorava con passione. Mio nonno era agricoltore! Aveva le vigne, se chiudo gli occhi riesco ancora a vedere le sue mani, erano mani grandissime, callose, ruvide, mani forti, ma sempre delicate quando si trattava della sua terra. Per me era un gigante buono, uno di quegli uomini che sembravano usciti da un’altra epoca, e che oggi fatico a raccontare, perché di lui non ho fotografie. Solo ricordi, ricordi che vivono nella mia mente e che, lo ammetto, pagherei per poter rivedere impressi in un’immagine, in un dettaglio, in uno sguardo.

Forse è anche per questo che fotografo, perché sento il bisogno viscerale di restituire valore a quelle storie che, come la sua, rischiano di perdersi nel tempo. Perché c’è un’Italia che non si racconta da sola, che non cerca l’attenzione ma che merita ogni sguardo. E allora provo a essere io, nel mio piccolo, a fermare quello che altrimenti sparirebbe: la verità semplice, quella che sta tra le rughe di un volto, tra le mani che lavorano, tra i silenzi della fatica condivisa. A TRUE STORY nasce da questa esigenza, raccontare l’autenticità, dare voce e immagine a chi ogni giorno costruisce, con umiltà e dedizione, la bellezza del nostro territorio.

Lo scorso autunno ho avuto l’onore di entrare nella realtà della Cantina Sociale Sette Colli di Moncalvo, nel momento forse più denso e simbolico dell’anno: la vendemmia! Ho camminato tra i filari con i soci, ho respirato l’aria fresca del mattino, ho seguito i trattori carichi d’uva lungo le strade sterrate, ma non mi sono fermato lì. Ho seguito anche le prime lavorazioni in cantina, quando il raccolto appena conferito prende vita, l’uva si trasforma, i profumi si fanno intensi, le mani si muovono in sincronia tra i tini, i torchi ed i tubi. È un passaggio delicatissimo, quasi alchemico, dove tecnica e tradizione si incontrano, un momento silenzioso e prezioso, che ho cercato di raccontare con il massimo rispetto.

La Cantina Sette Colli non è solo un luogo produttivo, è un pezzo di storia di Moncalvo, fondata negli anni ’50, è cresciuta come punto di riferimento per decine di piccoli viticoltori locali, diventando nel tempo un simbolo di cooperazione, resilienza e identità condivisa. La Cantina rappresenta il legame profondo tra le famiglie, la terra e il vino, un luogo dove il lavoro non è mai solo fatica, ma anche orgoglio e cultura. Entrarci dentro con la macchina fotografica è stato come varcare una soglia intima, un confine tra presente e memoria collettiva. Questo lavoro per me non è stato un semplice servizio fotografico, è stato il compimento di un sogno che mi porto dentro da sempre. Raccontare il mio territorio, la mia gente, le radici da cui provengo, ritrovare, attraverso lo sguardo degli altri, i frammenti di una memoria che mi appartiene. E forse, in mezzo a quelle vigne, tra quei volti sinceri e quelle mani sporche di terra, ho rivisto anche un po’ di mio nonno. Se questo racconto è stato possibile, lo devo anche a Sara Zuccotto, responsabile commerciale della Cantina e amica preziosa, che ha creduto in me fin dal primo istante. Sara ha visto in questo progetto qualcosa di vero, e mi ha affidato la libertà e la responsabilità di raccontare ciò che spesso resta invisibile ,le sarò sempre grato per questo.

A TRUE STORY non è una vetrina., è un atto di ascolto, è entrare in punta di piedi nella vita degli altri e restituire loro uno sguardo pieno di rispetto. In queste immagini non troverete pose studiate, né artifici, troverete invece la bellezza silenziosa della verità, una vendemmia condivisa, un lavoro che unisce, una cantina che vive e respira grazie alle persone che la abitano. E questo è solo l’inizio… Il mio sogno non è concluso, anzi, si fa ogni giorno più chiaro. Voglio raccontare Moncalvo e le sue attività più autentiche come fosse una serie televisiva, episodio dopo episodio, storia dopo storia, un progetto narrativo continuo, che mostri la vera anima di questo paese meraviglioso, così ricco di umanità, cultura e gesti che resistono al tempo. Voglio farlo per chi vive qui, ma anche per chi non lo conosce ancora, per attirare uno sguardo nuovo, curioso, rispettoso. Perché Moncalvo ha tanto da dire, e io, con la mia fotografia, voglio continuare ad ascoltarlo.

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